• liberaribelle

Corri il rischio di essere felice

Quanto è difficile trovare il coraggio di uscire dalla propria comfort zone, abbandonare le certezze della routine quotidiana per trovare la propria strada, la propria felicità?


Tanto, perché il rischio di essere felici, essendo un outsider, è troppo spaventoso per essere corso; ma non lo vuoi ammettere e così ti ripeti ogni giorno che quello che stai facendo è la cosa più giusta per te: studia per ottenere un lavoro ben retribuito e che soprattutto ti garantisca il posto fisso. Questa frase ormai è diventata un mantra per la maggior parte delle persone e anche una fonte di stress notevole, perché se non stai al passo fallirai e il fallimento, in questa società che ti vuole perfetto, non è contemplato.


Ho passato gli ultimi quattro anni della mia vita a cercare di essere esattamente la persona che ho descritto nel paragrafo sopra, ma ho fallito alla grande. Ho sofferto perché mi sono vista fallire, perché non sono stata all'altezza di tutte le aspettative che io mi ero prefissata e che sentivo che i miei genitori si fossero prefissati. Ho visto la delusione nei loro occhi e l'ho sentita forte come un pugno nello stomaco.

Ricordo l'affanno per restare al passo e raggiungere tutti gli obiettivi e la successiva rabbia provata prendendo consapevolezza che tutti i miei sforzi fossero stati vani. Il timore di esser giudicata come una ragazza debole che non è in grado di portare a termine niente ed incapace di costruirsi le basi solide per il suo futuro.


Rabbia, paura, infelicità.


Negli ultimi anni sono state una costante nella mia vita. Poi però, in un giorno di pioggia di ottobre, mi è ricapitato di prendere in mano un libro che negli anni del liceo è stata una delle mie più grandi fonti d'ispirazione: Nelle terre estreme, nel quale Jon Krakauer racconta la vita del giovane Christopher McCandless. Oltre a ricostruire la breve vita del ragazzo e del forte richiamo della natura nei suoi confronti, ci sono anche alcune lettere e riflessioni che Christopher scrive e spedisce alle persone che ha incontrato durante il suo cammino.

Ricordo di essermi seduta sul letto e di aver iniziato a sfogliarne le pagine, quando mi sono imbattuta nella letta che Christopher scrisse a Ronald Franz. Non la riporterò qui tutta, ma solamente il frammento che quel giorno di ottobre mi ha fatto capire che la mia felicità fosse lì ad aspettarmi dietro l'angolo:


C'è tanta gente infelice che tuttavia non prende l'iniziativa di cambiare la propria situazione perché è condizionata dalla sicurezza, dal conformismo, dal tradizionalismo, tutte cose che sembrano assicurare la pace dello spirito, ma in realtà non esiste niente di più devastante che un futuro certo.
La gioia della vita deriva dai nostri incontri e dalle nuove esperienze, pertanto non c'è gioia più grande di avere un orizzonte costantemente diverso, vedere ogni giorno un sole nuovo e differente.

Quelle parole mi sono rimaste impresse e così ho iniziato a riflettere sulla mia vita fino a quel momento.

Potevo restare nella mia rassicurante ed infelice condizione, oppure combattere la paura per l'ignoto per diventare la persona che sono destinata ad essere. Ho scelto di rischiare e per farlo ho dovuto aprire gli occhi. Se volevo essere felice e libera dovevo togliermi di dosso il peso della delusione che i miei genitori hanno provato quando ho abbandonato gli studi e di conseguenza anche la possibilità di un lavoro stabile. Ho dovuto capire che loro per primi fossero influenzati dai dettami della nostra società, per questo pensavano che la mia felicità e il mio benessere sarebbero dipesi dalla mia carriera studentesca prima e lavorativa dopo. So che loro mossi da questo sentimento, hanno fatto molti sacrifici per me e riuscire a non farmi schiacciare dal senso di colpa non è stato per niente facile, ma vivere una vita con il peso del fallimento e con il pensiero di non essere all'altezza delle aspettative non è vivere.


Quando mi sono resa conto di non star vivendo la mia vita, ho capito davvero quello che Chris stesse cercando di dire a Ron: la felicità non è nella tua laurea, non è nel tuo lavoro da colletto bianco, non è nell'essere ciò che gli altri si aspettano che tu sia. La felicità è nel rischiare, nel fare esperienze nuove ogni giorno, nel vivere una vita movimentata, senza avere paura dell'ignoto perché la nostra vita sa sorprenderci sempre, se solo noi glielo permettiamo.


Se qualcuno di voi ora leggendo queste mie parole rivede se stesso, voglio dire a questa persona di non avere paura perché quando riesci a capire cosa davvero ti può rendere felice, ciò che devi fare è correre il rischio. Potrai trovare persone che cercheranno di metterti i bastoni tra le ruote o che avranno paura che tu possa non riuscire nel tuo intento, ma tu sii forte e continua per la tua strada. La vita è la tua, vivila!