• liberaribelle

Un nuovo inizio

Da quando ho preso consapevolezza del mio orientamento sessuale, mi è subito stato chiaro che il percorso della mia vita avrebbe sempre avuto una pendenza, una costante salita.

Un ripetitivo salire, che poi si è fatto a tratti più intenso perché sentivo addosso il peso del fallimento agli occhi di questa maledetta società che ci vorrebbe degli automi dediti al lavoro. Dove la vita delle persone è costantemente posta sotto il giudizio del successo sociale, che si può ottenere dedicandosi ad un lavoro che ti faccia guadagnare tanto in termini economici e perdere altrettanto tempo prezioso che dovresti dedicare alla cura della tua anima, per nutrirla con ciò che davvero ti fa stare bene.

Ho faticato tanto e fatico tutt’ora ad inseguire la mia strada, i miei sogni che qui sembrano essere utopie irrealizzabili perché tutto intorno a me trama per farmi sentire inadeguata e sbagliata. Non nascondo di avvertire una certa stanchezza, perché in questo preciso istante mi sembra di essere all’inizio di una salita il cui indice di pendenza è altissimo : la paura di sbagliare e di collezionare l’ennesimo fallimento è tanta.

Ho appena lasciato un lavoro a tempo pieno, uno di quei lavori che nove persone su dieci, dall’esterno mi considereranno pazza per aver lasciato. Un’ingrata che non ha saputo apprezzare la fortuna che ha avuto. Io però negli ultimi mesi ho avvertito un malessere così forte che non potevo continuare a soffocare ulteriormente.

So di dire una cosa che farà strizzare il naso a molte persone, ma io non avevo più nulla per cui sentirmi grata: lavorare quarantasei ore alla settimana, venendo ogni giorno sminuita, derisa e fatta sentire una nullità. Tanti a questo punto mi direbbero che è tutto normale, che questo è il mondo del lavoro e che val la pena vivere ogni giorno così in cambio di un posto fisso, perché è questa la cosa davvero preziosa al giorno d’oggi.

Perché? Perché deve esserlo? Perché la nostra vita deve ruotare solo intorno a questo? Perché dover sacrificare tutte le nostre energie per qualcosa che non ci fa star bene, ma che facciamo solo perché è quello che fanno tutti e per questo giusto? Perché tornare a casa la sera senza più alcuna energia? Perché vivere ogni giorno in fotocopia di quello precedente? Per uno stipendio che ti garantisca di sopravvivere? Come siamo arrivati a questo punto?

Sì, sono dannatamente stanca e so che la salita che mi si è appena presentata sarà faticosissima, ma allo stare in salita ci ho fatto l’abitudine e per mia grande fortuna amo la montagna e so che prima o poi la salita culmina in una cima e dal punto più alto la visuale è maggiore e tutto è sempre molto più piccolo di ciò che si può pensare.

Arrivare alla cima è un traguardo, un obbiettivo che si raggiunge un passo alla volta. Muovere il primo richiede sempre più coraggio degli altri, ma se guardo la mia vita da una posizione più esterna mi rendo conto che non ho così tanto da perdere come queste stupide paure mi vogliono far credere.

Ho parlato tanto di inseguire la libertà, di ribellarsi agli schemi sociali così rigidi, che non mi sono resa conto di aver perso di vista tutto quello in cui ho sempre creduto. Ho nascosto la testa sotto la sabbia, predicavo bene e razzolavo male.

Ero come quel povero asino che bendato era costretto a camminare in tondo per non far fermare le pale del mulino. A contrario suo io sono stata più fortunata, perché qualcuno accanto a me mi ha tolto quella benda e mi ha mostrato la mia vita. Non è stato un bello spettacolo, ma era ciò di cui avevo bisogno: vedere da vicino il solco fatto dal mio girare intorno, che stava rischiando di diventare la mia fossa.

Farsi frenare dalla paura e non provare ad inseguire i propri sogni è l’unica cosa davvero sbagliata che possiamo fare. Il peso del rimpianto arriverà un giorno a soffocare quello della paura e quando succederà sarà troppo tardi. A me in questo momento spaventa molto più questo di tutto il resto, quindi voglio correre il rischio, sbagliare ancora altre mille volte ma senza avere alcun rimpianto in futuro.

Ho gli scarponcini ai piedi, sono ben allacciati e sono pronta a fare il primo passo.